Ritratti

Valentina Ciarallo: l’arte contemporanea? Non si spiega, si osserva

L’arte contemporanea, quante volte ci è sembrata incomprensibile e lontana? E le performance? Difficili da decifrare. Per farci illuminare in questo universo affascinante e enigmatico abbiamo incontrato Valentina Ciarallo, storica dell’arte specializzata in linguaggi contemporanei, nota curatrice di mostre della capitale e soprattutto una sostenitrice della giovane arte emergente. Ha iniziato il suo percorso presso la Christie’s, la più grande casa d’aste al mondo, dove ha conosciuto l’arte da un punto di vista economico e commerciale, diventando un’esperta anche nel mercato delle opere d’arte, per poi continuare presso il Ministero per i Beni Culturali, all’Istituto Centrale per il Catalogo, come storica dell’arte.

Altri 7 anni li ha trascorsi come responsabile per le grandi mostre al Complesso Monumentale del Vittoriano, uno spazio espositivo privo di collezioni proprie, che negli anni è cresciuto tanto, fino a diventare uno dei maggiori spazi espositivi della capitale. Un lavoro che le ha permesso di costruire una fitta rete di relazioni con ambasciate e consolati per ottenere i prestiti dai grandi musei del mondo. Sarà per questo che ha dell’arte una visione internazionale e sempre in divenire, aperta ad ogni possibile evoluzione, visione che l’ha portata a ideare e realizzare grandi eventi all’interno di uno degli spazi più suggestivi di Roma, il “Complesso Santo Spirito in Sassia”.

 Valentina, qual è l’atteggiamento più appropriato davanti a un’opera contemporanea, quando il linguaggio dell’autore ci sembra oscuro?

L’oscurità dei linguaggi contemporanei è un falso dilemma, anzi, l’arte contemporanea è vicina a tutti perché racconta quello che avviene oggi. Basta non fermarsi alla domanda “Che cosa significa?” o “Cosa vuole rappresentare?” perché l’interpretazione è libera e dipende dalle sensazioni che provoca in te. Può suscitarti ammirazione o disprezzo; curiosità o fastidio; gioia o angoscia e quello che prova l’osservatore accanto a te può essere l’esatto contrario e va bene lo stesso. 

Detta così sembra più facile dell’arte antica?

In un certo senso è così. Nell’arte antica è necessaria una maggiore conoscenza della storia dell’arte anche se può sembrare più semplice perché è più leggibile: un paesaggio dipinto, un ritratto illustre o una scultura classica, offrono una decodificazione all’apparenza più immediata, mentre la contemporanea disorienta, tuttavia non è necessario conoscere i codici, sia che tu abbia un background o no puoi interpretare la contemporanea come vuoi.

È un caso comune che grandi collezionisti di arte contemporanea (che poi diventano anche promotori di fondazioni) sono più esperti dei critici e degli storici perché vivono l’arte quotidianamente, girando per gallerie, fiere e musei in Italia e all’estero e l’occhio si istruisce. È un allenamento, una “palestra” del vedere.

Come dire, con l’arte più osservi, più impari!

Questa è la regola aurea. L’impatto con l’arte contemporanea (ma anche l’arte tout court) è lento ma efficace, la prima volta non ti avrà lasciato nulla, anzi forse infastidito… la seconda qualche particolare rimarrà impresso, la terza una suggestione in più nella memoria e continuando così si intraprende un percorso personale di conoscenza artistica. Ed è anche il modo migliore per avvicinare i ragazzi all’arte, portiamoli alle mostre, il resto verrà da sé.

 Tra i tuoi tanti incarichi, il più importante è stato quello nell’antico Complesso Monumentale Santo Spirito in Sassia di Roma.

Sì, sono stati 13 anni molto interessanti e ricchi di riconoscimenti. Sono stata ideatrice e curatrice del progetto SPIRITO DUE, nato nel 2008 con l’obiettivo di accogliere le realtà più significative del panorama creativo italiano e internazionale all’interno di uno spazio espositivo, quello del Santo Spirito di assoluto valore storico e artistico.

È un luogo unico al mondo: una antica corsia ospedaliera che risale alla seconda metà del Quattrocento decorata con pregiati affreschi che raccontano la storia di Papa Sisto IV, a due passi dal Vaticano. Un sito di tale suggestione che è stato di grande ispirazione per artisti internazionali e affermati invitati a realizzare lavori site-specific. Lavorare in sinergia con gli artisti è stato fondamentale. Ciascuno di loro ha creato progetti unici, attraverso l’uso di linguaggi e tecniche espressive molteplici come quelle visive, musicali e teatrali.

 Come è nata l’idea di far dialogare arte del passato e ricerca del presente?

Avevo notato che a Roma mancava qualcosa che fosse dedicato all’arte sperimentale e ripensando al Grand tour del passato, agli artisti che venivano a Roma da tutto il mondo per formarsi, ho immaginato che qualunque artista straniero venuto a Roma avesse la voglia di realizzare un lavoro nella città eterna. Roma è l’unica città al mondo ad avere le accademie straniere, spazi dedicati ai loro artisti che vengono a studiare in Italia nelle varie arti (musica, pittura, poesia) tramite borse di studio. Osservano, studiano la città e fanno tesoro del nostro patrimonio, quindi da sempre c’è un giro di artisti internazionale che sosta a Roma.

 Quello che ha caratterizzato tutti i progetti di SPIRITO DUE è stata la performance, eventi di singolare brevità, vero?

Già dal primo appuntamento, SPIRITO DUE si è contraddistinto sia come luogo per performance, cioè progetti “effimeri” che si svolgevano nell’arco di poche ore, sia perché i progetti proposti erano il più delle volte sperimentali, una tappa fondamentale per il percorso di ogni artista contemporaneo.

Significa che tutto il lavoro di preparazione si risolve poi in poche ore?

Esatto. C’era una spinta pazzesca nella preparazione e poi una frenata improvvisa perché tutto finiva in poco tempo. La caratteristica del mio lavoro è questa: giocarsi un grande impegno in un atto focalizzato in poco tempo in cui deve accadere quello che si è progettato. Una performance non si sa mai come riuscirà esattamente, è un evento che accade sempre per la prima volta, esplora le relazioni tra l’artista e il pubblico, non è uno spettacolo già provato e sperimentato. Il difficile è riuscire a comunicare questo all’esterno e a far sì che la stampa si interessi e partecipi a un evento così effimero. Ci vuole molta passione per affrontare tutto ciò.

L’artista più famoso con cui hai lavorato?

Christian Jankowski, che è stato anche direttore dell’11esima edizione di Manifesta (la prima volta di un artista nella storia della Biennale Europea d’Arte Contemporanea), con lui ho fatto un progetto straordinario che si chiamava Casting Jesus, un evento performativo sulla traccia dei format televisivi incentrato sulla figura di Gesù studiandone l’iconografia classica e riportandola nel contemporaneo. Una performance dall’organizzazione incredibile: allestire il set, i costumi originali, i provini degli attori che concorrono per il ruolo di Gesù a cui è stato chiesto di interpretare i momenti salienti della vita di Cristo, e su tutto questo, il rischio che all’orario fissato non si presentasse nessun attore!

La giuria era composta da membri del Vaticano, tra i giurati c’era Monsignor José Manuel del Rio Carrasco della Pontificia Commissione per i Beni Culturali, Massimo Giraldi, Segretario della Commissione Nazionale Film della CEI e Sandro Barbagallo, giornalista dell’Osservatore Romano. L’intero svolgimento del casting è stato seguito dal pubblico in diretta, via streaming ma senza audio. La performance è diventata un’installazione video che ha girato i maggiori musei del mondo e in seguito esposta al Museo Macro di Roma.

 Il più visionario?

Loris Greaud, un giovane artista francese che ha presentato in anteprima assoluta a SPIRITO DUE ‘The Snorks. A concert for creatures’, un progetto in cui ha analizzato le creature degli abissi marini, che comunicano attraverso la bioluminescenza e si è chiesto come sarebbe cambiata la loro comunicazione con l’ascolto della musica. Per verificarlo ha inviato suoni di hip pop astratto con delle sonde e, in realtà gli animali si muovevano più velocemente e le loro luci aumentavano tanto da sembrare fuochi d’artificio. Di tutto questo Greaud ha girato un film in blu con la voce narrante di David Lynch e Charlotte Rampling. Dopo la proiezione c’è stato il live del gruppo Anti-Pop Consortium con la stessa musica hip pop: la relazione era vedere la musica dei pesci e la musica umana, esperienza molto concettuale. Due anni dopo Loris Greaud ha portato il video al teatrino Grassi a Venezia, spazio di François Pinault, perché il bello dei lavori contemporanei è che non hanno mai una fine e che possano prendere direzioni e strade diverse attraverso una molteplicità di linguaggi.

Come è stata la risposta della città a questi eventi?

La risposta è stata ottima sia di pubblico sia di critica. Mi spiace solo che non ci sia stato il seguito che speravo, cioè sinergie e scambi con musei all’estero, sono stati episodi di successo ma concentrati. Le frasi che mi sentivo ripetere più spesso da amici e collaboratori: “A Roma solo tra qualche anno si ricorderà questo evento” oppure “Tra dieci anni queste performance saranno veramente capite”. Insomma, è come dire stai lavorando per il futuro, e anche queste son soddisfazioni!

Valentina Ciarallo insieme allo street artist americano Dain, che si copre il volto per mantenere anonimato

Con Christian Jankowski, autore dell’evento performativo Casting Jesus

Con Mat Collishaw, alla mostra Black Mirror presso la Galleria Borghese di Roma

Con (a sinistra) Hans Feurer, uno dei più grandi fotografi di moda e (a destra) lo stilista Kenzo, all’inaugurazione della sua prima retrospettiva in Italia

Con il Presidente della Camera On. Laura Boldrini alla Camera dei Deputati

Valentina Ciarallo insieme con giovani artisti italiani che segue e sostiene

Valentina Ciarallo, storica dell’arte, all’interno di una mostra: un paesaggio fatto solo di elementi per costruzioni dell’artista cubano Wilfredo Prieto

 

 

Sharing is caring!

You Might Also Like...

No Comments

    Leave a Reply