Ritratti

Tra i libri di Mademoiselle

Mademoiselle, l’adoro. Per come ha inciso nella cultura del Novecento, per lo sguardo che ha lanciato sul mondo e per la forza con la quale quello sguardo ha ridefinito l’immagine della donna moderna. Per quell’idea del vivere che ha costruito, estesa ben oltre l’abbigliamento. E adoro, ancora, quei colpi di forbice dati all’orlo delle gonne, gli abiti tagliati in jersey, i tailleur di tweed, i tubini neri da abbinare a cascate di perle e quella “intramontabile borsa Chanel 2.55 matelassè” che fece piazza pulita del superfluo non solo per la perfezione formale, ma anche per il significato sostanziale.

Coco Chanel è un universo in cui tutto ha un senso e un carisma potente: gli abiti, gli accessori, le borse, i profumi, i disegni e i libri. Proprio i libri sono stati una presenza costante nella vita di Coco Chanel, lo sono stati quando viveva, bambina, nell’orfanotrofio di Aubazine. Lo sono stati dopo, quando divenne la donna capace di ridefinire l’aplomb femminile e capace di conversare da pari con Luchino Visconti e Jean Cocteau.
Mademoiselle dialogò coi suoi libri per tutta la vita, traendone ispirazione e forgiando, su di loro, la sua visione del mondo. Da Omero a Dante, da Platone a Madame de Sévigné, da Virgilio a Cervantes.

È questa anima culturale che ha plasmato nel tempo lo stile Chanel, quell’identità singolare, sviluppata e costantemente arricchita attraverso i suoi principi costitutivi. Tutto si mescola nelle creazioni e tesse il legame costante tra vocabolario estetico e passione letteraria.

Ora, a evocare il mondo creativo di Mademoiselle sotto l’occhio inedito del suo rapporto con i libri e la lettura, apre a Venezia “Culture Chanel, la donna che legge” una mostra a Ca’ Pesaro, Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Venezia. “La donna che legge” apre un nuovo capitolo sulla storia singolare di Gabrielle ‘Coco’ Chanel e della sua Maison.

In mostra saranno esposti per la prima volta oggetti d’arte provenienti dal suo appartamento parigino, insieme a gioielli e profumi. Circa 350 pezzi che delineano il ritratto intimo di una creatrice che ha saputo fare della propria vita una leggenda. Attorno a questo nucleo centrale, la mostra gioca sulle analogie, le corrispondenze visive che mettono in luce da una prospettiva contemporanea la relazione di Chanel con i libri e la scrittura, in particolare quella poetica, che trova degli echi nella concezione della sua creazione.

Anche la città non è casuale, infatti, Venezia occupa da sempre un posto speciale per la Maison francese, sin da quando nel 1920 fu il rifugio per Coco dopo la perdita del suo compagno Arthur Capel, giocatore di polo britannico più noto con il soprannome Boy Capel. Venezia, con i suoi misteri e la sua struggente bellezza, fu il luogo che riuscì a consolare il suo dolore.

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