(F)utilità

In valigia, tutto ciò che non serve

Estate, tempo di partire, finalmente. Un mese, qualche settimana, un week end o poco più; lungo o corto che sia il viaggio, una valigia servirà e servirà prepararla. All’ultimo minuto o con largo anticipo, dopo lunghe riflessioni o buttando dentro quel che capita; quel che conta è scegliere cosa portare con sé e non cosa lasciare a casa, perché per quanto lunghe possano essere, le vacanze non sono un trasloco, quindi non serve impacchettare il corredo di casa. Dovremmo averlo capito dopo l’ultimo viaggio, svuotando le valige e riprendendo in mano tutte quelle cose portate senza mai utilizzarle, quegli abiti ancora puliti e piegati, e mai indossati.

Ma niente da fare, non si sfugge a quel “potrebbe servirmi nel caso” oppure “questo non posso proprio lasciarlo a casa” però, a meno che non abbiamo in programma di attraversare il deserto a piedi, è difficile raggiungere posti non toccati dalla civiltà dei consumi, dove poter comprare qualcosa che non abbiamo portato. Eppure partire con una caterva di abiti e accessori rappresentano il modo in cui intendiamo affrontare la parte di ignoto che ogni viaggio ci costringe a vivere. La nostra casa ambulante, la testimone fedele della nostra identità: sarei ancora io senza le mie scarpe, gli abiti in cui mi sento a posto, la spazzola capace di domare i miei capelli? Chi sarei se non avessi a portata di mano tutto l’apparato, materiale e simbolico che accompagna la mia giornata? Piuttosto che rispondere preferiamo viaggiare attrezzati, con un bagaglio capace di contenere tutte le versioni di noi che vogliamo mettere in scena.

Ogni strategia è buona per superare il timore di essere inappropriati in situazioni improvvise, e a poco vale ripeterci come un mantra, che nella vita sì, ma per quali strade e in che modo, non è dato saperlo. Tutto può succedere e non ci sono punti fermi che rimangano tali, se non la consapevolezza di vivere l’intensità dell’attimo presente, difficilmente messa in valigia prima d’ogni altra cosa. Eppure, ogni desiderio di partire porta con sé la voglia di lasciarsi alle spalle quel peso di abitudini, rituali, manie, comodità, dipendenze e piccole certezze quotidiane che viviamo nelle nostre case, per andare incontro a quella leggerezza sempre inseguita.

Imparare a viaggiare leggeri dunque, potrebbe essere un ulteriore esercizio per accrescere il senso di sé. Chi viaggia spesso sa che il movimento richiede leggerezza e ha imparato a separarsi dalle cose materiali, spostando l’attenzione sulle emozioni. Viaggiare leggeri aumenta la fiducia in se stessi, perché dà l’implicita sicurezza di farcela comunque, anche senza l’artiglieria pesante del nostro armadio al seguito. Perché ci riteniamo all’altezza di affrontare quell’insieme di imprevisto e imprevedibile che è il vero fascino di ogni partenza.

Ogni ritorno a casa ci vede cambiati, ricchi di nuovi punti di vista, pronti a rivedere le nostre convinzioni, vere o false che siano. La valigia è parte di esse, portarsi dietro la casa come una lumaca, significa essere ancora schiavi delle abitudini, inabili a lasciare che la mente si rilassi e si adegui a situazioni nuove e insolite e proceda lungo le strade delle nostre esistenze.

viaggiare 1

Ragazzaconlavaligia-

bagaglivaligia

valigia uomo

 

 

Sharing is caring!

You Might Also Like...

1 Comment

  • Fabrizio Beltrammi
    28 Luglio 2016 at 15:44

    La semplicità e la precisione di come vengono descritti gli ambienti psicologici, sono la grande capacità di Francesca.

    Complimenti

Leave a Reply