(F)utilità

Donne, il potere in una tasca

Abiti senza tasche, politica, moda, emancipazione femminile, ma cosa avranno mai in comune queste cose? Qualcosa c’è, e più di un giornalista l’ha notato in queste settimane, tra cui Serena Tibaldi di Repubblica.

A quanto pare Hillary Clinton si presenta spesso, nelle sue uscite ufficiali, indossando quello che per l’immaginario comune è la sua uniforme da lavoro: un tailleur pantaloni. Il particolare interessante è l’assenza di tasche o solo una finta tasca cucita, un dettaglio minuscolo che può diventare una dichiarazione di intenti. Non solo una scelta sartoriale, per chi conosce la storia della moda è difficile non collegarla a una delle verità più interessanti dell’evoluzione del costume: alle donne per secoli le tasche sono state espressamente negate, e il completo della candidata alla Casa Bianca non fa che ribadire il concetto.

In genere i pantaloni e le giacche da uomo hanno avuto sempre molte tasche in confronto a quelle degli abiti femminili, poiché l’unico obiettivo dell’abbigliamento femminile era quello di apparire perfetto, elegante, impeccabile. Al massimo una borsetta di rete in cui ci stava poco o nulla, così non avrebbero potuto portare con sé niente di dannoso o di inadatto. Secondo Paul Johnson, uno storico e giornalista inglese, i pantaloni e le tasche ribadivano il concetto di disuguaglianza tra uomini e donne, dato che le borsettine, che in qualche modo occupano le mani o le braccia, limitavano il movimento delle donne e rendevano più complicato cercare gli oggetti.

Come scrisse la scrittrice Charlotte Perkins Gilman nel 1905 sul New York Times: «C’è un aspetto di superiorità nell’abbigliamento da uomo ed è il fatto che è adatto alle tasche. Le donne devono portare le borse, a volte cucite agli abiti, a volte legate, a volte tenute in mano, ma una borsa non è una tasca».
Il primo vero cambiamento avviene a cavallo tra il XIX e il XX secolo, quando si afferma la “Rational Dress Society”, secondo cui ci si doveva vestire con praticità: le donne vennero invitate a indossare bustini morbidi, pantaloni comodi e, perché no, a utilizzare tasche capienti. A dare un’ulteriore spinta al concetto arriva anche la prima ondata di suffragette, che con veemenza rivendica i suoi diritti e la sua posizione nella società; durante i loro cortei le manifestanti indossavano completi anche con 8 tasche, di cui molte nascoste: un modo per rimarcare un diritto sacrosanto e per nulla superficiale, come sarebbe potuto apparire a una prima occhiata.

E, se fino a qualche tempo fa, per una donna, girare con le mani in tasca non era considerato un gesto particolarmente educato e femminile, oggi le tasche sono sdoganate per ogni tipo di abito, dal momento che il genere femminile le adora. Ovvio infatti, che se le mani trovano un paio di tasche a disposizione le usano: il gesto è rilassante, la posizione si fa immediatamente più sicura, sembra che quell’assetto dia alle donne una consapevolezza di sé diversa, e in effetti così è.

In fondo è proprio questo che negli anni passati la classe dominante voleva scongiurare. Se ci si sente troppo sicuri si potrebbe avanzare dei dubbi sulle scelte fatte dagli altri al proprio posto, ed ecco perché la decisione di Hillary Clinton di evitarle colpisce tanto.

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