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Cristina Lazzari, lo stile per professione

Incontrare una consulente di immagine può far venir un po’ d’ansia, sono benvestita? Avrò scelto i colori giusti? E il trucco, i capelli? Via… non è mica un esame, è un piacere! Infatti, incontrare Cristina Lazzari, consulente di immagine è un vero piacere perché capisci subito che con lei puoi parlare di tutto, di frivolezze e di temi profondi, di chiffon e di Picasso.

Lei è la vera testimonial del suo lavoro: una donna in armonia con se stessa, la voce pacata e un grande entusiasmo negli occhi, con quel look accurato che non dimentica il garbo di una borsa vintage o il rock di un chiodo di pelle appoggiato sulle spalle e la scala dei colori che è una festa per gli occhi.

Una vita intensa quella di Cristina Lazzari, (www.declick.com) vissuta tra l’Italia e la Svizzera. Una laurea in scienze politiche, un master di marketing management che (i casi della vita!) le apre la strada della sua professione, stuoli di amiche consigliate, accompagnate, aiutate a scegliere un abito, un taglio di capelli, una borsa adatta. Aggiungiamo l’incontro con una coach canadese che la fa appassionare allo studio dell’immagine, un diploma a Parigi ed ecco la professionista!

Cristina, aiutare le persone a valorizzare la loro immagine, deve essere un lavoro bellissimo?

Lo è. Si tratta di una professione nuova in forte ascesa per la quale serve molta competenza e anche doti umane di empatia perché in questo ambito, il confine con l’aspetto psicologico è sottilissimo, bisogna muoversi con delicatezza e decisione. L’obiettivo è cercare l’armonia tra l’immagine che la persona ha di se stessa e l’immagine che trasmette. Il mio compito è supportare e guidare verso la presa di coscienza di quello che l’aspetto trasmette agli altri.

Perché è così importante prendersi cura del nostro modo di apparire?

Perché se non siamo noi a decidere la nostra immagine la decideranno gli altri, allora tanto vale! Con questo voglio dire che la cura dell’aspetto fa parte di una strategia personale e della percezione che l’esterno ha di me. Dalla prima impressione noi valutiamo se una persona ci appare amica o nemica, decidiamo se fidarci e affidarci a lei, per questo gli elementi devono essere in coerenza, altrimenti chi ci incontra è destabilizzato da qualcosa che non quadra, e finirà per farsi un’idea sfavorevole di noi.

Nella comunicazione dal momento in cui ci presentiamo, tutto quello che ci riguarda: abiti, colori, linguaggio, modi di fare deve risultare in perfetta armonia. È questa la garanzia di credibilità.

Chi si rivolge alle tue consulenze?

Donne, ma anche uomini, persone singole, ma anche gruppi (seminari, workshop e corsi sul Self Management). In ogni caso la richiesta è sempre la valorizzazione della persona. In genere chi chiede una consulenza di immagine è in un momento di cambiamento professionale (i ¾ della clientela) quindi di riposizionamento sul mercato, o in un rinnovamento personale. Nei passaggi importanti della vita c’è sempre la voglia di valorizzarsi per vedersi meglio. Credo sia un modo per affrontare con più consapevolezza nuovi capitoli della propria storia.

Può essere anche un bel momento di crescita personale quindi?

Proprio così. La traccia su cui poggia questo percorso è la filosofia del pensiero positivo: nella valutazione fisiologia del corpo ci focalizziamo sugli aspetti positivi esaltandoli e le parti che rappresentano una criticità le camuffiamo. Accendiamo i fari sui nostri punti di forza e distogliamo l’attenzione da un punto debole usando colori o accessori che indirizzino l’attenzione. Poi durante la consulenza indico i capi giusti da indossare per nascondere quei particolari difetti e quelli per mettere in luce i punti di forza. Io uso elementi concreti, abiti, accessori, colori, tutto quello che costruisce l’immagine, ovvio che l’immagine è anche comportamento, tono di voce, modo di porsi e tutto deve esser coerente e armonico.

Come costruisci il percorso di valorizzazione della tua cliente?

Seguo l’approccio coaching e cioè insieme alla cliente, partiamo dalla definizione della situazione attuale, definiamo la situazione ideale e poi sviluppiamo un piano d’azione. L’attività è divisa in due parti: il relooking (esattamente quello che vediamo fare in tv) durante il quale applico delle tecniche per valorizzarla: capelli, abiti e make up. Ogni fase del percorso viene documentata con foto del prima e dopo. Ma il cuore vero del lavoro è l’accompagnamento immagine, un lavoro di coaching con una serie di moduli differenti come l’analisi del colore, l’analisi dello stile, definizione dello stile personale, scelta della pettinatura e gestione del guardaroba.

Accompagni le tue clienti anche nello shopping?

Certo, ma quando giro per negozi con loro, lo scopo non è necessariamente acquistare ma piuttosto capire quali sono i parametri da seguire quando si va a fare shopping. L’obiettivo di questo lavoro non è comprare tutto d’accapo ma fare in modo che quegli elementi che ci appartengono vengano riassemblati in un modo diverso più corrispondente a quello che vogliamo trasmettere. Alla fine di questo accompagnamento consegno un dossier che riporta tutte le tappe documentate con foto.

Come cambia secondo la tua esperienza, il rapporto delle donne con la propria immagine in base alla loro età?

La trentenne si affida completamente, ha un grande entusiasmo nel voler conoscere tutto ed è molto sensibile allo linguaggio fashion. Le tendenza della moda hanno un forte ascendente sulle giovani donne. La quarantenne che si rivolge a me è, di solito, in un momento di riscatto professionale, ha voglia di esprimere parti di sé che ancora non ha osato, non è facilissimo trovare l’intesa ottimale. In questa età l’aspetto psicologico è forse, il più importante. La cinquantenne (e oltre, si può lavorare su di sé sempre!) è molto critica sul suo fisico, può aver fatto pace con la sua interiorità ma davanti allo specchio emerge un giudizio estetico piuttosto intransigente. Ovviamente a qualunque età, la ricerca principale che facciamo insieme è sempre l’armonia della persona con se stessa, con la sua età e il suo stile senza travestimenti.

Lo stile… la chimera per ognuno di noi! Ma si può davvero imparare ad avere stile?

Lo stile non è solo un fatto di gusto o di sensibilità estetica. Per non commettere errori è necessario conoscere i codici dello stile e comprenderne le appartenenze. Questo non solo aiuta a consigliare meglio, ma permette di decodificare le persone che abbiamo di fronte grazie alla lettura di elementi che riportano ad una categoria precisa. Insomma, a volte si pensa allo stile come di qualcosa di ineffabile e sfuggente, uno stato di grazia destinato a pochi fortunati. In realtà è fatto di categorie, di significati e abbinamenti che si possono imparare e insegnare, ed è questo, in fondo il mio mestiere!

Cristina, parlando di stile ci lasci 10 consigli per evitare passi falsi?

1) Non chiedersi dove sto andando, chi incontro, a che ora e perché. Quale sarà il contesto, e quale il mio ruolo in quell’occasione. Da questo derivano tutti gli errori, come un’invitata con un abito più importante di quello della sposa; oppure vestirsi con un abito da un cocktail per una lezione alle 9 di mattina; o ancora, agghindarsi con troppi accessori in un ambito lavorativo.

2) Curare la pelle e controllare la lucidità del viso. Una pelle lucida rovina ogni abito e dà un senso di trascuratezza. Comunica poca padronanza di sé.

3) Scegliere sempre abiti della propria taglia e curarne la freschezza (la sera metterli fuori a prender aria, appendere le giacca abbottonate).

4) Attenzione alle unghie: manicure sempre impeccabile anche se semplice e al naturale.

5) Borsa ordinata: non è un secchio dove infilare di tutto, va organizzata con cura. Se ad un incontro di lavoro mi metto a frugare in borsa alla ricerca di oggetti introvabili darò l’impressione di chi fa fatica a gestire le sue cose. L’immagine è fatta di dettagli.

6) Capelli in ordine: attenzione alla ricrescita (coda di cavallo? Ok ma meglio passare una ciocca intorno all’elastico di spugna!)

7) Non diventare vittime della moda, la tendenza serve a noi per valorizzarci non siamo noi a dover valorizzare le tendenze.

8) Tener d’occhio il Sito di Pantone, sei mesi prima pubblica i colori di tendenza delle stagioni successive. Utile per i saldi!

9) Non acquistare un prezzo ma un capo. Il prezzo vero di un capo è il costo diviso per il numero di volte in cui viene indossato.

10) Non cedere al “Me l’hanno già visto!” E allora? Non è un problema. Meglio riutilizzare che comprare per forza. Lo shopping si fa da rilassate, benvestite e ben curate, se andiamo per negozi trascurate o in ansia, compreremo quello che capita solo per compensare il nostro disagio ed è l’ultima cosa che dobbiamo fare!

 

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1 Comment

  • Leopoldo
    13 Febbraio 2018 at 0:19

    Veramente interessante .Questa Crisrina mi sembra una donna puena di fascino e dice delle verità che ti imbarazzano .

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