(F)utilità

C’è del serio nell’essere frivoli

Il bello di superare una certa età è che smetti di porti domande oziose del tipo: è disdicevole occuparsi di cose frivole e trascurare i massimi sistemi? Non è il caso di rispondere perché non è il caso di chiedere. Io, come tante della mia generazione, sono cresciuta con una doppia anima, una impegnata e una leggera. Credo sia tempo di mettere più impegno in quella leggera. Dico frivola, non sciocca. Infatti, nel nostro sentire contemporaneo, frivolezza evoca significato di vacuità, approccio superficiale al mondo, semplice trastullo. Buona per contenuti di poco conto e per un pubblico che si accontenta facilmente. Falso, perché non è per niente facile praticare l’esercizio della vanità senza scadere nella stupidità. Il frivolo, se ben argomentato, è un compendio di estro e creatività che fa del banale qualcosa di straordinario, spesso affascinante.

Nella realtà, poi, nella nostra realtà, più che mai leggerezza e impegno sono due universi paralleli tenuti distanti dalla forza persistente del cliché. Siamo soliti collocare il frivolo nella mancanza di cultura, e ciò che è impegnato nelle considerazioni espresse in discorsi attorcigliati, un fiume inarrestabile di parole che invade le nostre giornate.

Ma che cos’è in fondo, la frivolezza? È tutto l’amore che ci piace concedere alle cose inanimate che ci circondano, a ciò che il giorno dopo non serve più ma che intanto, ci ha dato momenti di inattesa felicità. Cappelli di paglia, cravatte sartoriali, nuvole di chiffon, profumi e balocchi, non sono che l’ultimo rifugio degli spiriti inqueti. “Ero fatto per la futilità e frivolezza e mi sono piombati i patimenti, condannandomi alla serietà, per la quale non ho nessun talento”, scriveva Emil Cioran in una Parigi esistenzialista.

E Alda Merini era convinta che “Se le donne sono frivole, è perché sono intelligenti a oltranza” e aveva ragione. L’immagine di una donna allo specchio può apparire come una prova della vanità femminile solo a una lettura superficiale; infatti, basta andare oltre il significato immediatamente narcisistico del gesto, per scoprirne il forte valore simbolico. È un viaggio in un mondo ricco di allusioni in cui lo specchio diventa mezzo di conoscenza di sé e del mondo esterno.

Se non le riconosciamo il rango che merita, di frivolezza ne incontreremo sempre meno. Si tratta invece di raccontarla con affetto e ammirazione e per farlo dobbiamo considerarla un valore, non una sciocchezza.


orologio al polso

 

 

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4 Comments

  • serena folco
    3 Ottobre 2016 at 12:49

    Parole sante! Condivido pienamente e apprezzo la chiarezza con cui ha espresso questo concetto. Dopo anni di intensa sadhana spirituale e di duro lavoro sul mio lato ombra, finalmente incontro e lascio fluire liberamente il mio femminino (!) e tra i suoi tanti tesori trovo che la frivolezza sìa una delle sue espressioni più radiose.

    • Francesca Pica
      3 Ottobre 2016 at 17:17

      E finalmente libertà e leggerezza, grazie Serena!

  • Cristina Lazzari
    22 Maggio 2017 at 15:26

    Articolo splendido! E’ una conquista non aver paura della frivolezza, sono pienamente d’accordo!

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