Ritratti

Adele Ercolano, le donne nel cuore

“Parlare del mio lavoro? Volentieri, ma non chiamiamola carriera! Io non faccio altro che mettere la mia attività al servizio degli altri”. Ecco, Adele Ercolano è così, schiva e un po’ blasè, invece una carriera ce l’ha e anche prestigiosa, nonostante sia appena alla soglia dei quarant’anni. Studi in sociologia, specializzata in pari opportunità e diritti umani, esperta in questione femminile, ideatrice del Master in Conciliazione, Famiglia e Lavoro dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum e membro del consiglio direttivo dell’Istituto di Studi Superiori sulla Donna di Roma.
L’ho incontrata nella sua università, nel verde dell’Aurelia, dove ha sede l’Istituto di Studi Superiori sulla Donna, nato nel 2003 per rispondere alla chiamata di Giovanni Paolo II sulla necessità di creare un polo universitario di studi e di attenzione sui temi femminili nella prospettiva dei valori cristiani. A vederla da vicino sembra ancora più giovane dei suoi anni, elegante e contemporanea, sorridente e decisa, acciaio e velluto, è questo quello che mi fa venire in mente.

Dunque Adele, le donne nel cuore, o sbaglio?
Proprio così. La mia attenzione per la storia femminile risale all’adolescenza e da una sensibilità maturata negli anni che mi ha portato a mettere particolare interesse nei temi sociali e nelle politiche per il femminile. Poi il mio approdo all’Ateneo Pontificio per fare formazione proprio negli anni in cui fu presentato il progetto dell’istituto e da lì ho iniziato il mio lavoro di coordinatrice accademica.

L’Istituto che coordini è un osservatorio di ciò che avviene nell’universo femminile, come è cambiato il ruolo della donna?
Credo che siamo in una fase storica in cui le donne, dagli anni ’90 e prima ancora, si stiano affermando sempre di più, occupando ruoli molto importanti, penso alle tante donne capi di stato, o di governo o funzionarie di alto profilo, penso alle imprenditrici e all’alto numero di donne che dirigono musei in Italia.

Quanto incide per le donne “comuni” il successo di poche “fortunate”?
Io credo che il cambiamento sia lento ma inesorabile per tutte, viviamo una transizione storica e in un futuro prossimo il ruolo delle donne sarà sempre più importante. Sono molto fiduciosa nelle nuove generazioni, basti pensare a come è diversa la visione di una ventenne rispetto a una donna di 40 o più. Le più giovani sentono i diritti delle donne come qualcosa di acquisito e questo cambia anche la loro predisposizione all’inserimento nel lavoro. Purtroppo però, i media pongono sempre l’accento sulle criticità piuttosto che sulla valorizzazione dei successi ottenuti e questo genera una percezione nell’opinione pubblica di difficoltà anche maggiore della realtà.

Quale supporto dà l’Istituto all’inserimento delle donne nel mondo del lavoro?
All’inizio l’attenzione era incentrata esclusivamente nell’offrire una specializzazione post laurea attraverso i master, il primo corso era “Donna, Cultura e Società” oggi l’offerta si sta via via ampliando. Le aree di studio si sono divise: una con un taglio antropologico sui fondamenti dell’essere donna e della complementarità; l’altra legata al mondo del lavoro che parte dal concetto di leadership femminile e dalla valorizzazione dei talenti delle donne nell’ambito delle organizzazioni.

Saranno le donne a cambiare il lavoro, o il lavoro cambierà le donne?
La prima, senz’altro. Ci vorrà del tempo, ma le donne riusciranno a cambiare il modo stesso che abbiamo di intendere il lavoro, ripensandone l’organizzazione. Il modello maschile prevede un mondo distante, dove il tempo è dilatato e occupa la maggior parte della giornata e delle energie lasciando alla cura della famiglia soli dei ritagli. In un futuro prossimo i ruoli sono condivisi, le ore di lavoro ridotte ed equamente distribuite, la cura della famiglia in carico a entrambi i genitori. Un modello già attivo nel nord Europa. Sarà un cambiamento lento ma è in quella direzione che andremo, è inevitabile.

Come cambierà l’immagine femminile a cui siamo abituati?
Fino a poco tempo fa il lavoro era territorio maschile e le donne che vi avevano accesso si sono adeguate al modello quasi mascolinizzandosi. Cosa che rendeva più facile inserirsi in quel piano e trattare da pari. Oggi è maturata la consapevolezza del portare avanti il valore del femminile e quindi è possibile distinguersi anche nell’immagine, anche se questo è un impegno in più. In fondo, gli uomini non dedicano lo stesso tempo alla loro immagine lavorativa perché è già codificata e collaudata nel tempo.

Insomma le donne dovranno reinventarsi, ancora una volta?
Le donne si ritrovano a gestire il proprio essere interpretando ciò che gli uomini, nel corso della storia hanno deciso che fosse il femminile. L’idea stessa di “gentil sesso” è mutuata su concetti quali la bellezza o la seduttività che non sono altro che proiezioni maschili che idealizzano e al tempo stesso cristallizzano modi di essere femminili che sono solo una minima parte di tutto ciò che comporta l’essere donne. Per uscire da questo stereotipo serve una forte dose di autoconsapevolezza.

Come si concorda lo sviluppo in ambito professionale con i rapporti personali tra maschile e femminile, pensiamo alla recrudescenza della violenza sulle donne di questi tempi?
Io credo che le donne siano avanti, proiettate nel futuro e ben avviate sulla loro affermazione. In questo momento storico tocca agli uomini operare un’altra emancipazione abbandonando schemi tradizionale e rigidi ruoli del passato. Perché è la donna che sta cambiando dopo millenni di immobilità e l’uomo fa fatica ad accettarlo, probabilmente perché è meno abituato ai cambiamenti e talvolta questo porta conseguenze drammatiche.

Per chiudere Adele, si sente spesso che le donne non sanno fare rete e che sono divorate dalla competizione, cosa ne pensi?
È importante che le donne siano amiche ed è naturale esserlo perché condividiamo una stessa sensibilità e abbiamo un mondo interiore che ci accomuna, questo ci rende facile comunicare. Nel lavoro la competitività è sempre stata presente ed è normale che scatti anche tra donne soprattutto quando sono in minoranza rispetto agli uomini. Ciò non toglie che in un contesto sano le donne sanno fare rete e lavorare in sinergia come e più degli uomini. Anche in questo ci serve tempo ma capiremo che cogliere il valore dell’altra aumenta anche il nostro e non viceversa!

 

Sharing is caring!

You Might Also Like...

No Comments

    Leave a Reply